Se con la prima “pillola di storia” ho raccontato un fatto curioso risalente al 1873, riguardante un presunto ‘tesoro’ nascosto nei pressi del “Marginone”, sotto il castello di Buggiano, e nei dintorni di Bellavista, con questa seconda spigolatura intendo fare un omaggio alle lavandaie borghigiane, le massaie e le serve delle famiglie ricche che ogni giorno si caricavano di panni da lavare nei “pozzi” pubblici, posti in località “Alle conce”, a lato del torrente Cessana, lungo la strada che saliva verso Stignano (dove sono ancora oggi), nei quali era convogliata l’acqua di rifiuto della famosa fontana di Capofico, oggi malamente ridotta, ma ancora in grado di mostrare la sua dignità architettonica.
In ogni comunità i lavatoi pubblici, oltre ad essere strutture fondamentali per l’igiene familiare e, quindi, anche pubblica, erano spazi sociali di narrazione degli eventi paesani e di tessitura delle vicende familiari, ma anche di chiacchiere, pettegolezzi e maldicenze. Non a caso talvolta si trovano iscrizioni sulle loro mura di prospetto che richiamavano alla moderazione della ‘lingua’: è famosa l’esortazione che ancora oggi si legge sul lavatoio di Trassilico, in Garfagnana, che esorta a tenere conto del male che può provocare una maldicenza!
Ma bisogna riconoscere il grande e faticoso lavoro delle lavandaie per il bene comune e dare loro il doveroso onore.
Nel maggio del 1910 il periodico La Lanterna, edito a Pescia, pubblicò un articolo firmato da Adrofel su lamentele delle lavandaie borghigiane, costrette a operare in lavatoi scomodi e a tuffare le mani e i panni in acque non proprio limpide. Adrofel, pseudonimo di Alfredo Torre, corrispondente da Borgo a Buggiano di questo periodico, fu un liberale democratico e anticlericale ed ebbe responsabilità in diverse organizzazioni sociali borghigiane e nel governo del Comune, pure in qualità di assessore, manifestando però sempre libertà di giudizio e di azione rispetto agli orientamenti e alle scelte non sempre coerenti della nebulosa liberale e adoperandosi a lungo per migliorare la vita comunitaria e dotarla di servizi e strutture moderne.
Le lavandaie di Borgo a Buggiano gli avevano inviato un’accesa protesta sullo stato dei lavatoi comunali; nella lettera avevano scritto: «Tu che fosti propugnatore di tanti lavori, il nuovo piazzale e il fabbricato scolastico, l’acquedotto, la stazione ferroviaria e perfino l’orinatoio dietro le mura, ti sono sfuggiti i nostri reclami giustissimi. Più volte abbiamo chiesto al Comune un lavatoio più comodo e igienico, ma senza alcun risultato. Ti preghiamo a voler stuzzicare le lunghe orecchie dei nostri amministratori, e far loro capire che se non verranno esaudite, nel più breve spazio di tempo, ci metteremo in sciopero … e così addio ranno, sapone ed acqua … sporca …». Adrofel era sempre pronto a raccogliere le lamentele, soprattutto quando al governo della Comunità c’erano i ceti cattolici conservatori e clericali. E così pubblicò la lettera ricevuta, aggiungendo che le lavandaie avevano pienamente ragione perché costrette a lavare in «acque poco pulite e meno igieniche».
Erano, del resto, questi gli anni in cui anche il tema dell’acqua potabile e della sua distribuzione nei centri abitati e nelle campagne era all’ordine del giorno.
Saranno state accontentate dagli “orecchiuti” amministratori comunali le nostre povere lavandaie?Avranno potuto svolgere il loro importantissimo lavoro con minore fatica e maggiore soddisfazione?Bisognerebbe fare una ricerca in archivio per capire se la vicenda narrata sulla stampa locale ebbe effettivamente un seguito e se il ‘temuto’ sciopero si verificò.
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